R&R e riposo psicofisico del personale imbarcato: il SI.NA.M. chiede un intervento allo Stato Maggiore della Marina
ll Sindacato Nazionale Marina ha trasmesso a MARISTAT una richiesta formale di intervento sull’applicazione dell’istituto del Rest and Recuperation e sul computo del riposo psicofisico spettante al personale imbarcato su Unità Navali impiegate in attività contingentata all’estero.
SALERNO, 02 novembre 2026 – Il Sindacato Nazionale Marina – SI.NA.M. ha trasmesso allo Stato Maggiore della Marina una richiesta formale di intervento sull’applicazione dell’istituto del Rest and Recuperation (R&R) e sul computo del riposo psicofisico spettante al personale imbarcato su Unità Navali impiegate in attività contingentata all’estero.
L’iniziativa rientra nelle competenze delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, con riferimento alla tutela collettiva, al rapporto di impiego, alla salute, alla sicurezza e al benessere psicofisico del personale. Il SI.NA.M. precisa che la segnalazione non intende interferire con le operazioni, l’addestramento, le scelte di impiego o le responsabilità della catena di comando.
La questione riguarda l’effettività del recupero durante i periodi di R&R. Il personale imbarcato, anche durante le soste, può infatti rimanere sottoposto a turni di guardia, obblighi di sicurezza, attività manutentive, vigilanza e vincoli di prontezza operativa. La permanenza a bordo non coincide quindi necessariamente con un effettivo recupero delle energie psicofisiche.
Il Sindacato evidenzia inoltre una possibile disparità tra il personale autorizzato a sbarcare e a fruire del R&R fuori dall’area di operazioni e quello che rimane a bordo sino al termine della missione. A titolo esemplificativo, otto domeniche trascorse in teatro e cinque giorni di R&R fruiti a bordo determinerebbero, secondo il criterio ordinario, tre giorni residui di riposo al rientro. Il SI.NA.M. non contesta astrattamente tale criterio, ma chiede di verificare se il beneficio sia stato effettivamente fruito o se, per le concrete condizioni operative, debba essere qualificato come “non accordato”.
«Non chiediamo automatismi né deroghe alle esigenze operative – dichiara il Segretario Generale Nazionale del SI.NA.M., dr. Pasquale De Vita –. Chiediamo che le condizioni concrete di impiego siano valutate caso per caso, con criteri uniformi, trasparenti e documentabili. Il riposo deve essere effettivo e coerente con la sua finalità: consentire il recupero delle energie psicofisiche dopo mesi di navigazione, di lontananza dalla famiglia e di permanenza in teatro operativo».
Il SI.NA.M. ha chiesto l’adozione di una direttiva applicativa uniforme per le Unità Navali, la definizione di criteri documentabili per attestare la completa liberazione dal servizio, la valutazione concreta delle eventuali oggettive difficoltà operative, la verifica delle missioni già svolte e l’apertura di un confronto con le competenti autorità.
Il Sindacato Nazionale Marina auspica un riscontro da parte dello Stato Maggiore della Marina e ribadisce che la tutela del benessere psicofisico del personale costituisce un elemento essenziale per la sicurezza, la professionalità e l’efficienza dello strumento navale.
Clicca qui per leggere la nota!
Il Segretario Generale Nazionale
dr. Pasquale DE VITA
